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Le società di persone non hanno un patrimonio minimo.

Le società di capitali, al contrario, hanno un patrimonio minimo iniziale definito come “capitale sociale”. La legge fissa gli importi minimi del capitale sociale in euro 10.000,00 per la s.r.l. (1 euro per le s.r.l. semplificate e per quelle a capitale ridotto) e in euro 50.000,00 per la s.p.a. e le s.a.p.a..

L’atto costitutivo fissa l’ammontare del capitale sociale iniziale. Una volta iscritta la società nel Registro delle Imprese, gli amministratori hanno il dovere di controllare continuamente il rapporto di valore tra il capitale sociale e il patrimonio netto della società. Se il patrimonio netto risulta inferiore al capitale sociale, significa che quest’ultimo è stato parzialmente o totalmente perduto.

E’ bene considerare che una perdita patrimoniale è tale da intaccare il capitale sociale solo qualora abbia assorbito per intero le riserve preesistenti.

La legge stabilisce che sia tollerabile una perdita del capitale sociale fino ad un terzo del suo ammontare. Se la perdita eccede il terzo del capitale, si può decidere di “rinviare a nuovo” la perdita fino all’esercizio successivo a quello in cui si è prodotta. Se al termine di tale rinvio la perdita sussiste ancora e supera tuttora il terzo del capitale, è obbligatorio procedere al suo ripianamento.

Se però per effetto di una perdita superiore al terzo il capitale scende al di sotto del limite minimo di legge, il ripianamento deve essere immediato.

Se non si provvede al ripianamento obbligatorio di una perdita del capitale, la società è destinata alla liquidazione, a meno che venga decisa la trasformazione in una società di tipo diverso (es. una società per cui la legge prevede limiti minimi di capitale più bassi o per la quale il limite minimo non sia previsto).

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Le società si possono sciogliere per cause previste dalla legge, oppure per decisione dei soci.

Nel primo caso, occorre comunque un atto dei soci o, secondo i casi, degli amministratori, con cui si prenda atto dell’intervenuta causa di scioglimento, al fine di procedere ai conseguenti adempimenti pubblicitari nel Registro delle Imprese.

Tra le cause previste dalla legge rientrano, ad esempio: la scadenza del termine di durata della società; il raggiungimento dell’oggetto sociale o la sopravvenuta impossibilità di conseguirlo; la perdita del capitale sociale non seguita dalla sua reintegrazione; il venire meno della pluralità dei soci nelle società di persone; il venire meno di una delle due categorie di soci (accomandanti/ accomandatari) nella s.a.s. o nella s.a.p.a..

La decisione di sciogliere la società deve essere presa, nelle società di persone, con il consenso di tutti i soci; nelle società di capitali, è necessaria la decisione dei soci adottata con le maggioranze previste per le modifiche statutarie (o con le diverse maggioranze previste dallo statuto sociale).

In entrambi i casi, la decisione dei soci sarà documentata mediante un atto notarile: nel caso della società di persone, l’atto pubblico o autenticato è richiesto per ottenere l’iscrizione nel Registro delle Imprese; nelle società di capitali, il verbale deve essere redatto per atto pubblico sotto pena di nullità.

In entrambi i casi, è importante sottolineare che la decisione di sciogliere la società non determina automaticamente l’estinzione della stessa e la cancellazione dal Registro delle Imprese: lo scioglimento della società, da qualunque causa dipenda, determina l’inizio della fase di liquidazione.

Il liquidatore deve provvedere, appunto, a rendere “liquido” il patrimonio della società allo scopo di pagare tutti i creditori. L’eventuale attivo residuo della liquidazione sarà ripartito tra i soci in proporzione alle rispettive quote di partecipazione. A questo punto, sarà possibile chiedere la cancellazione della società dal Registro delle Imprese.

Solo nelle società di persone, laddove tutti i rapporti giuridici siano stati già estinti al momento in cui si verifica la causa di scioglimento, sarà possibile rinunciare alla fase della liquidazione.

La Corte di Cassazione ha comunque chiarito che la società può ritenersi ancora esistente, malgrado l’intervenuta cancellazione dal Registro delle Imprese, qualora emerga l’esistenza di rapporti giuridici non estinti.

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Le società di capitali (società per azioni, società a responsabilità limitata, società in accomandita per azioni) sono caratterizzata dalla “autonomia patrimoniale perfetta” che si traduce nella responsabilità limitata dei soci, i quali non rispondono con il loro patrimonio personale dei debiti della società, la quale ne risponde esclusivamente con il proprio. La sola eccezione è rappresentata dai soci “accomandatari” della s.a.p.a..

Per esempio: se la società stipula un contratto da cui deriva in capo ad essa l’obbligo di pagare un prezzo di 50.000,00 euro il creditore potrà fare affidamento solo sul patrimonio della società per ottenere il pagamento, non potrà chiederlo ai singoli soci (come invece avviene nelle società di persone per i soci illimitatamente responsabili). Qualora il patrimonio della società non sia sufficiente a pagare, quel fornitore potrà chiedere il fallimento della società, che non si estenderà alle persone dei soci. Questi ultimi, in sostanza, possono perdere solo le risorse che hanno conferito al patrimonio della società.

Altra caratteristica propria delle società di capitali (che le distingue dalle società di persone) consiste nell’avere necessariamente una struttura organica: sono necessari (in tutte le società di capitali) un organo deliberativo che comprende le persone dei soci (assemblea), chiamato ad approvare i bilanci, eleggere gli altri organi, modificare l’atto costitutivo; e un organo amministrativo (amministratore unico / organo amministrativo collegiale, con diverse articolazioni a seconda del tipo di società / più amministratori) che gestisce il patrimonio della società e nel cui ambito vengono individuati i soggetti che la rappresentano nei rapporti con i terzi. Nelle s.p.a. e nelle s.a.p.a. è anche obbligatorio un organo di controllo, che nella s.r.l. è invece necessario solo in presenza di alcuni presupposti stabiliti dalla legge.

 

Gli organi della società di capitali operano – con numerose significative eccezioni che possono essere previste dagli statuti sociali – in base al principio maggioritario: il voto espresso dai componenti dei singoli organi partecipa alla formazione di una volontà unica (delibera) normalmente adottata a maggioranza e vincolante per le minoranze.

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