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In quali casi si paga l’imposta di successione?

L’imposta di successione è dovuta:

- da parte dei successori per i quali non è prevista alcuna esenzione o franchigia;

- da parte di coloro che godono di franchigie ma ricevono diritti di valore superiore alla soglia di esenzione.

Per esempio, il coniuge del de cuius – a favore del quale è prevista una franchigia di euro 1.000.000,00 – il quale riceva la proprietà di immobili e denaro per un valore complessivo di euro 1.200.000,00, pagherà l’imposta di successione sull’imponibile di euro 200.000,00. La stessa franchigia è prevista per i discendenti (di qualsiasi grado) della persona deceduta.

Per i fratelli e le sorelle è prevista una franchigia di euro 100.000,00 per ciascuno.

Speciali esenzioni trovano applicazione per i successori affetti da gravi forme di invalidità e per alcune categorie di enti come le ONLUS: per essere sicuri che queste esenzioni ricorrano, è importante consultare un notaio.

In relazione ad una stessa successione possono trovare applicazione più “fasce di esenzione”, in presenza di più soggetti che vi hanno diritto: se il defunto lascia tre figli eredi in quote uguali e ciascuno di essi riceve beni per un valore di euro 400.000,00, avremo un asse ereditario il cui valore è di euro 1.200.000,00, ma nessuno degli eredi pagherà l’imposta di successione, dal momento che per ognuno di essi è prevista una franchigia di euro 1.000.000,00. La presenza di più eredi per i quali siano presenti fasce di esenzione rende molto improbabile l’applicazione dell’imposta.

Quando l’imposta di successione è dovuta, la si applica con aliquote diverse (4%, 6%, 8%) a seconda della esistenza di un rapporto familiare tra l’erede e il defunto e di quanto questo rapporto sia prossimo: più stretta è la relazione familiare, più lieve sarà la tassazione.

L’imposta di successione viene liquidata su iniziativa dell’Agenzia delle Entrate presso la quale viene registrata la Dichiarazione di Successione, la quale invia ai soggetti tenuti al pagamento un apposito avviso di liquidazione.

Al contrario, devono essere auto-liquidate prima di presentare la Dichiarazione di Successione le imposte ipotecaria e catastale, relative al solo valore degli immobili caduti in successione (senza alcuna fascia di esenzione), e che sono applicate con aliquote del 2% e dell’1%, salvo che ricorrano in capo ad uno o più eredi i requisiti per i benefici “prima casa”.

Queste imposte, unitamente a tributi minori (bollo, tassa ipotecaria, tributi speciali) devono essere versati mediante modello F24, che sarà allegato alla Dichiarazione di Successione.

A partire dal mese di gennaio 2017, la Dichiarazione di Successione può essere trasmessa all’Agenzia delle Entrate per via telematica.

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